Punti di vista sul baseball in Italia

 

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martedì 24 ottobre 2006

Una "Negro League" italiana?

 

Negli States la storia del baseball parla anche delle “Negro Leagues”, quelle organizzazioni in cui furono segregati i migliori giocatori di colore. Anche nel baseball, imperava la segregazione razziale che separò bianchi e neri nella società americana. Bisogna aspettare il 1942, quando Branch Rickey, general manager dei Brooklyn Dodgers, riscontrando il talento degli atleti di colore e rendendosi conto del numeroso pubblico che li seguiva, decise che era venuto il momento di abbattere le barriere.
Questo preambolo si rende necessario per affrontare il problema italiano attuale, dato che sono tanti i giocatori stranieri che abitano nel nostro paese e che hanno voglia di giocare a baseball. Le attuali regole permettono il tesseramento di 5 atleti stranieri con visto sportivo per ogni squadra di serie A1, mentre in serie A2 ed in serie B è permesso il tesseramento di un atleta straniero in possesso di regolare certificato di residenza. Per la A2 e per la B è sicuramente un regolamento troppo restrittivo, dato che sono davvero tanti i dominicani, cubani, panamensi che si presentano nei vari campi da baseball chiedendo di trovare un posto in squadra. C’è poi da considerare il discorso relativo alla tassa del cartellino. Reputo corretto il pagamento dei 500 Euro a cranio per gli stranieri di A1 che arrivano con il visto sportivo, mentre non sono d’accordo sui 500 Euro a cranio per quei giocatori stranieri di A1, A2 e B che hanno regolare certificato di residenza. A mio avviso la Federazione dovrebbe pensare a qualcosa di diverso. Non dico che debba nascere una “Italian Negro League”, ma dobbiamo lavorare per evitare discriminazioni.
Angelo Introppi

Credo che un giocatore straniero per squadra, in serie A2 e serie B, non sia una regola limitativa, dal momento che tali campionati inferiori dovrebbero servire a costruire giocatori per quelli superiori. Stranieri in più nelle serie sotto la A1 cosa darebbero al “movimento baseball”? In Italia però abbiamo bisogno di ASI (atleti di scuola italiana) e non di giocatori comunque di importazione, anche solo oriundi.
Non penso, in ogni caso, che il numero di questi stranieri che bussano agli spogliatoi di casa nostra sia tale da poter far pensare ad un campionato ad hoc.

m.p.
 

 
 

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