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© F.I.B.S.
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mercoledì 14 febbraio 2006
La mia Italian Baseball League
Si parla tanto di Italian Baseball League, con i vertici
federali impegnati su un progetto del quale, all’atto pratico, si sa
veramente ben poco. Chiaro che tante cose sono ancora in fase
embrionale. Siamo in Italia e non negli Stati Uniti. Possiamo
sicuramente battezzare la futura Lega con un nome americano, ma per il
resto, cerchiamo di adeguarla alla nostra realtà, senza troppi fronzoli
e idee di megalomania. Credo che la Major League possa comunque
accettare un progetto che vada ad abbracciare tante realtà italiane che
avrebbero così la possibilità di mettere in pratica un progetto di
rilancio. Un rilancio dal quale la Major League potrà trovare solo e
soltanto dei benefici.
Analizzando la situazione attuale del baseball italiano i dati
dimostrano che sono pochi i giocatori ed i tecnici la cui fonte
principale di reddito sia il baseball. Non esistono dei professionisti
nel vero senso della parola nemmeno tra i dirigenti di società. Non sarà
possibile creare queste figure nel giro di un biennio e quindi nel 2009,
data ipotetica della partenza operativa del primo campionato di
Superlega, non ci saranno tecnici, giocatori, dirigenti italiani in
grado di dedicarsi cinque/sei giorni su sette al baseball.
Attualmente la Serie A1 sviluppa 3 partite a week-end, con un numero di
spettatori davvero esiguo nella maggior parte delle piazze in cui si
gioca. Il numero di tifosi che segue tre partite per week-end si conta
sulla punta delle dita. Le squadre che si avvicinano alla serie A1 ci
rimangono per poco tempo, a volte solo un anno, soffocate sempre più
dalle ingenti spese di gestione. Il ricambio è quindi minimale e le
piazze teatro della serie A1 sono quasi sempre le solite. Ripeto, il
ricambio è minimo, anche perché il salto dalla A1 alle serie minori è
troppo elevato in tutti i sensi. Il livello tecnico della serie A1 è
paragonabile ad un qualitativo doppio A degli Stati Uniti. Si giocano
tre partite alla settimana con l’obiettivo di abituare i giocatori ai
ritmi delle grandi competizioni internazionali. A trarne beneficio
dovrebbe essere la Rappresentativa Nazionale, ma i risultati dimostrano
che il “gap” da colmare è ancora elevato e che la soluzione delle tre
gare per week-end non è servita allo scopo.
L’attenzione dei mass-media è scarsa, soprattutto per quanto riguarda le
maggiori testate giornalistiche sportive di livello nazionale. Qualcosa
di meglio si sta evolvendo dal punto di vista televisivo, grazie allo
sforzo federale di confezionare il “Game of the week” distribuito a
varie emittenti locali ed alla diretta su RaiSat.
Sta per arrivare la novità della Major League Baseball, movimento che
negli ultimi anni registra un forte attivo grazie all’operato di Bud
Selig, che ora ha deciso di investire in Italia. Non conosco esattamente
gli obiettivi che si pone la Major League. Credo che possano essere
quello dell’espansione del baseball in tutto il globo, del reclutamento
di nuovi giocatori in Europa per alimentare il campionato americano ed
il merchandising.
L’Italia del baseball deve essere pronta all’appuntamento fornito dalla
Major League. Senz’altro un’occasione unica che deve essere sfruttata al
meglio da entrambe le parti, perché la da che mondo è mondo, la Major
League non fa niente per non garantirsi un ritorno. Va istituita
un’apposita Commissione Federale che guardi in faccia alla realtà del
baseball italiano e punti alla praticità.
Per far rinascere il baseball bisogna “allargare” e non “restringere” il
raggio di azione della massima serie. Io vedo bene un progetto che
prevede 4 leghe da 8 squadre ciascuna. Le 32 squadre che andranno a
comporre l’Italian Baseball League verranno scelte tra le aventi diritto
alla A1, tra quelle di A2 e con delle “wild card” da assegnare a squadre
di serie B che dimostrano di avere la volontà e le strutture per poter
affrontare il progetto. Ogni Lega disputa un campionato di andata e
ritorno con 2 gare per week-end. Le prime 2 classificate di ogni Lega
accedono ai play-off di post season che prevedono i quarti di finale, le
semifinali e la finale, tutte al meglio delle 7 partite.
Prevista una sola retrocessione per girone. Comunque qui il discorso può
essere tranquillamente modificato. Lascio a chi vuole la possibilità di
introdurre eventuali play-out ed aumentare il numero di squadre
retrocesse.
Passare da 3 a 2 partite settimanali, per le società significherebbe una
riduzione dei costi in tutti i sensi, una maggiore concentrazione di
pubblico, una maggiore qualità delle partite, un seguito più interessato
da parte dei mass-media. La mentalità europea è nettamente diversa da
quella americana e la soluzione delle tante partite spalmate nell’arco
della settimana, oltre a non essere percorribile per ovvi motivi, non
genera alcun tipo di interesse né da parte dei tifosi, né da parte della
stampa.
Entriamo in qualche dettaglio.
Una gara riservata ai lanciatori di scuola italiana, una gara dove
potranno essere impiegati lanciatori “oriundi”. Vengono banditi i
lanciatori stranieri. Nei roster, in ogni incontro, sarà obbligatorio
schierare 5 giocatori su 10 (9 più l’eventuale battitore designato) di
scuola italiana. I giocatori non di scuola italiana, eccetto il
lanciatore oriundo in una delle partite, potranno essere stranieri e non
necessariamente oriundi.
La FIBS, tramite la Major League, contribuirà nel discorso finanziamento
per tutte e 32 le società.
I dettagli di questo particolare vanno discussi a fondo perché magari la
Major League potrà anche imporre alla FIBS dei giocatori oriundi o
stranieri. Su questo argomento non posso dire di più perché non conosco
i termini dell’accordo che si andrà a sottoscrivere tra la FIBS e la
Major League.
Per quanto riguarda la diffusione del baseball a livello quotidiani
nazionali, la FIBS dovrà studiare un opportuno piano per acquistare
degli spazi in modo da garantire la dovuta informazione. Stesso discorso
eventualmente a livello televisivo. Abbiamo davanti il discorso del
World Baseball Classic, evento decisamente snobbato dai quotidiani e dai
media italiani. La stessa cosa non deve succedere per l’Italian Baseball
League.
Le società dovranno garantire il loro impegno per migliorare le
strutture. Sicuramente sarà molto più facile per i dirigenti andare a
strappare accordi con le autorità comunali presentandosi con un progetto
che parla di Serie A e con una garanzia di copertura mediatica.
A livello merchandising la Major League, con 32 piazze italiane in serie
A, potrà sicuramente contare su una buona base di partenza.
I migliori giocatori italiani potranno essere selezionati dalle Major e
tentare il salto di qualità nelle franchigie americane.
L’opportunità della Major League deve abbracciare anche il settore
giovanile. Uno dei problemi da risolvere è quello non indifferente dei
giovani che dopo il mese di giugno sono difficili da reperire perché per
motivi vari, sono presenti solo saltuariamente. Va quindi organizzata
una attività ufficiale federale indoor su tutto il territorio nazionale,
sotto l’egida delle Delegazioni Regionali, sfruttando il grosso lavoro
pionieristico messo in atto in questi ultimi anni dai volontari che
organizzano la Winterleague. Va anche incentivato il discorso della
diffusione del minibaseball nelle scuole. Le società che dimostrano di
essere attive in questo settore devono essere aiutate dalla Federazione
con dei tecnici italiani o stranieri, di stanza nei luoghi dove agiscono
le società. Tecnici che devono essere rimborsati in tutto e per tutto
dalla Federazione che attingerà dai fondi della MLB. Dal canto loro le
società dovranno riferire sul loro operato direttamente alle Delegazioni
Regionali. Saranno i risultati a parlare concretamente in merito al
lavoro di reclutamento e diffusione del baseball nelle scuole. Questa
cartina al tornasole consentirà alla Federazione di rinnovare l’impegno
dei tecnici con le singole società o se interromperlo. In definitiva i
ragazzi hanno bisogno di giocare il più possibile anche nel periodo
invernale, per imparare, per divertirsi, per innamorarsi al baseball.
Credo che nell’ambito delle manifestazioni indoor, non sia difficile
mettere in atto il discorso del merchandising.
La diffusione del baseball a livello indoor favorirà la crescita dei
vivai ed un maggior numero di giovani praticheranno il baseball outdoor,
rimpolpando gli attuali scarsi vivai. Un circolo virtuoso che nel giro
di qualche anno allargherà la base giovanile delle società. I problemi
non si risolvono comminando multe o punti di penalizzazione alle società
che non ottemperano agli obblighi giovanili, o mettendo in atto dei
progetti di attività a livello giovanile a due velocità. Vanno impostati
programmi fissi a medio-lungo periodo evitando radicalmente di cambiare
rotta ogni anno, come invece sta continuamente succedendo con il
discorso della categoria under 21. Le società vanno aiutate e stimolate
a crescere. Quindi un bel corso a livello regionale sulle procedure da
seguire per entrare nei Circoli Didattici delle scuole e tecnici a spese
federali al servizio delle società che dimostrano di mettere in pratica
il progetto scuola.
Resta fuori discussione che al momento non c’è ancora stato un vero e
proprio turn-over per quanto riguarda la classe dirigente delle società.
Se mollano i dirigenti storici, c’è il rischio che qualche piazza si
ridimensioni bruscamente. Lo sviluppo del baseball indoor porterà
sicuramente nuovi adepti e tra questi si potranno anche formare i nuovi
dirigenti per gli anni a venire. E’ un lavoro lungo, se ne è sempre
parlato, ma solo poche piazze hanno cercato di dare vita a questo
circolo virtuoso. Ora sembra che ci sia la possibilità concreta di fare
qualcosa di buono, perché pare che arrivino finanze e materiale umano.
Comunque la parola d’ordine è “allargare” e non “restringere” il
cerchio, altrimenti è veramente dura, perché siamo già alla frutta e
comportarsi come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia non fa
altro che aggravare la situazione.
Angelo Introppi |
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