Punti di vista sul baseball in Italia

 

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domenica 28 gennaio 2007

Un "tecnico" alla convention

 

Ci si ritrova in tanti alle Convention e ci si stupisce sempre di essere ancora in tanti
attaccati a quel cavolo di palla da baseball.
Quest’anno, in più, almeno per me, c’è stato anche l’incontro con i ”superstiti” del Primo Corso Federale tenutosi in quel di Bologna e Livorno nel lontano 1956: cinquantun anni fa.
Dei partecipanti a quel corso se ne sono persi molti ovviamente:
dal Principe Steno Borghese che volle inaugurarlo quale Presidente della Federazione,
agli istruttori Strong e Baccarini,
al grande atleta Filipput, convertito dall’atletica al baseball,
a Italo Berni, campione d’Italia nel 48 ed allegro animatore dei momenti di svago
che in un maccheronico romanesco assillava ad ogni istante Benedetto Faraone chiedendogli:
“A Faraò quand’è che te magnemo?”
Nelle foto di quel corso si vede una bella fetta di quel baseball pionieristico
che si sviluppò e diventò molto grande in epoca successiva.
E sicuramente, a noi partecipanti a quel Corso, una buona parte di merito ci deve essere riconosciuta dalla memoria storica.
L’attestato che in questa occasione è stato consegnato a Benedetto Faraone,
a De Pasquale, a Vita ed a me stesso non può essere inteso come una “certificazione
o patente di vecchiaia” anche se anziani lo siamo.

Oggi i partecipanti a questa Convention sono quelli che concorrono fattivamente, per la loro parte,
a tenere in piedi il nostro sport che si è involuto e tenta di evolversi.
Il Presidente Federale ci chiede provocatoriamente a che punto sono i tecnici italiani.
Risposta: proprio quì “a tenere in piedi il nostro mondo” per quanto ci compete.

Le Convention italiane sono un momento di aggregazione, per alcuni, e di istruzione, per altri.
I relatori “insegnano” la tecnica, mentre l’esposizione di una “loro opinione” su un determinato argomento sarebbe più appropriato a questa manifestazione. Si assiste quindi ad un susseguirsi di lezioni sempre interessanti, ma ripetitive nei contenuti,
Sono lezioni di un corso tecnici, non un intervento semmai innovativo da Convention. Riscuote invece subito notevole successo ogni inatteso intervento di tecnici italiani: ci siamo anche noi e siamo anche bravini.

Dove invece l’appuntamento diventa del tutto atipico è quando l’intero Consiglio Direttivo del Cnt
si incontra con i tecnici per dibattere su argomenti che suscitano l’interesse del momento: si va dal contestare la nomina dall’alto dei nostri rappresentanti peraltro prevista dal regolamento di settore (art.A 17.08), a disquisire se sia corretto considerare stranieri i figli degli immigrati che praticano baseball quando le nostre scuole li accolgono al pari dei nostri figli, se le nuove regole introdotte dall’adesione alla Little League provochino più danni che altro e via dicendo: e poco si parla semmai delle funzioni vere del Comitato Nazionale Tecnici
che ha sì il compito dell’istruzione e della gestione dei tecnici stessi,
ma non dovrebbe avere la facoltà, a mio parere, di collegare il grado di istruzione raggiunto
(partecipando ai corsi federali) con i compiti che i tecnici possono svolgere in seno alle società. Ma questo collegamento invece viene affermato e ribadito ad ogni occasione, anche in questa Convention, se non in interventi ufficiali almeno nei discorsi di corridoio
con chi può decidere.
Ed allora assistiamo all’anomalia che sette squadre su otto della nostra serie maggiore
sono guidate da tecnici con l’abilitazione “per i settori giovanili e per le squadre fino alla serie C1”
compreso il Campione d’Italia Romano e quello d’Europa Bindi: ed è logico che sia così perchè le società scelgono chi è adatto a condurre bene le loro squadre: non chi ha una certa qualifica.
La qualifica la determina il campo!
Io concordo pienamente con questa impostazione ed eliminerei i vincoli.
E non si può dare nemmeno torto poi a chi indica questa Federazione
come la “Federazione delle deroghe” quando, oltre ai già citati tecnici della A1,
anche molti dei valentissimi tecnici delle varie Nazionali hanno la qualifica tecnica più bassa.
Idem per i Formatori.
Se dovessi indicare invece un cambiamento da apportare alle attuali regole
indicherei la perdita della gara per “posizione irregolare del tecnico” così come avviene per i giocatori. Ora è prevista solo un’ammenda: ma che senso ha far multare gli avversari quando si va in campo per tentare di vincere lealmente secondo le regole dettate?

La sensazione che provo a questa Convention è che si continui a mettere in atto quanto affermato nella prima Junior Convention di Bologna dove si auspicava un ruolo di “formazione” per i tecnici delle varie Nazionali nei confronti dei convocati.
Intervenni allora assieme a Bianchi per ribadire che solo la “conduzione” e non la “formazione”
era il compito dei tecnici federali e questo per non contraddire o mettere in alcun modo in difficoltà i tecnici di Società quando i loro giocatori torneranno a casa con tecniche diverse da quelle praticate prima.
Mi venne data ragione penso più per rispetto che per convinzione: ed infatti i successivi progetti giovanili (del tipo Verde Azzurro) sembrano voler orientare la tecnica non solo dei prospetti, ma anche dei tecnici di questi ultimi verso metodologie diverse.
Personalmente non ho problemi perché sono sicuro della correttezza di quanto insegno e sono aperto a nuove esperienze che le migliorino. Ma qualcuno non avrà problemi con la nuova impostazione di fatto imposta? Con quattro ore settimanali a disposizione per allenare una squadra è possibile attuare tecniche di tipo professionistico?
Questo in Italia può avvenire solo all’Accademia.
Mi chiedo: gli obiettivi di una qualsiasi Società sono quelli di far praticare baseball ai nostri ragazzi
o quello di “fornire” prospetti (come è stato richiesto) con corretti fondamentali all’Accademia?
Io ho tanti dubbi e poche certezze: beato chi sa cosa deve fare!

 

Franco Ludovisi

 
 

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