Punti di vista sul baseball in Italia

 

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Marco Mazzieri

© Ratti (FIBS)

 

mercoledì 14 novembre 2007

Per Mazzieri il difficile viene ora

 

La storia dell’Italia alla World Cup di Taiwan si è chiusa con un sesto posto nel gruppo A. Dietro a Stati Uniti, Cina Taipei, Giappone, Messico e Panama, davanti a Spagna e Sud Africa. Tre vinte (con Spagna, Sud Africa e Usa) e quattro perse (due male: con Giappone e, oggi, col Messico; due meglio: con Cina Taipei e, al limite, Panama).
Marco Mazzieri, pensiamo, abbia svolto il suo compito. Con una squadra che, ripetiamo, sulla carta, era inferiore a quella degli Europei è riuscito a passare subito un altro capitolo. Ha tolto subito dalle spalle della nazionale l’ombra del disastro di Barcellona, avuto in eredità da Faraone. Ed è anche riuscito a far parlare di baseball tutti, almeno per un giorno, grazie alla vittoria sugli Stati Uniti. Per quanto questa possa essere stata non voluta. Magari con una vittoria in più - e con la Cina poteva starci - sarebbe stato un eroe, ma chiedere il passaggio del turno, francamente, sarebbe stato troppo.
Alla luce poi di quel che è successo, dobbiamo dar ragione, almeno in parte, anche a Fraccari. Abbiamo pescato probabilmente per sbaglio l’asso dal mazzo, ma il 6 a 2 con gli Usa è stato reale. Come lo è stato il “ritorno” a livello di media. Con D’Angelo, Corradini, Panerati e Mestri sul monte, ma anche Cillo, Di Roma e Ferrari. Con in campo Chapelli, Camargo, De Biase e Santora, ma anche Chiarini, Dallospedale, Liddi, Mazzanti, e Zileri, nella formazione di partenza.
Complessivamente c’è un bel gruppetto su cui pensare, in cui si va da Chiarini “il vecchio” (classe 1981) al giovanissimo Panerati (1989). Più quelli lasciati a casa: un Pantaleoni (classe 1978) che battesse di più, Sgnaolin (1984), Albanese (segato dopo l’IBW e non richiamato). Magari un Signorini. Con Schiavetti e Dallospedale a far da chiocce…
Il lavoro di Mazzieri, quello vero, comincia adesso.

 

Mino Prati
 

 
 

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