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Claudio Banchi
© FIBS
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venerdì 12 ottobre 2007
La parola al "patteggiato"
Telefonata da Claudio Banchi. Qualche ora dopo che sul
sito è comparso l’articolo
‘Banchi e il passaporto di David Francia’.
Questo quel che ci ha detto.
“Tutto è cominciato da una denuncia da parte di ignoti, su carta
intestata di una società, alla procura di Roma. Per sette giocatori. Sei
sono risultati completamente regolari. Quanto a Francia, i certificati
che il Bbc ha prodotto per tesserarlo erano tutti legalizzati. C’erano
solo irregolarità nella traduzione. Non influenti sulla concessione del
passaporto. Errori di ricostruzione. Errori formali. Tre cavolate,
insomma. Documenti presentati con la mia firma, ma preparati da altri.
Contro di me c’era il deposito della richiesta di tesseramento del
giocatore in federazione quindici giorni prima del riconoscimento della
cittadinanza, ma tutti facevano così, solo dopo la FIBS ha cambiato le
regole prevedendo in via preventiva il certificato di cittadinanza.”
“Optare per il patteggiamento non vuol dire ammissione di colpa, ma
rinunciare alla difesa. Dopo aver parlato con i miei avvocati, aver
considerato anche che la cosa non influiva sulla mia posizione federale
dal momento che l’ineleggibilità è prevista in caso di condanna per più
di un anno con sentenza passata in giudicato, che magari la cosa sarebbe
andata avanti per cinque anni, spendendoci 20 mila euro, chiamando in
causa testimoni, e vedermi magari condannato ugualmente per qualche
cavillo, abbiamo deciso. Anche gli alberi si piegano. Ho pensato che
andava bene così: otto mesi senza menzione, e me la levo di torno.”
Questo il suo punto di vista. Noi, al suo posto, se
convinti di non aver fatto niente di illegale saremmo andati avanti,
fino alla morte. Poi ognuno fa come crede.
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