Punti di vista sul baseball in Italia

 

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venerdì 14 settembre 2007

Dopo l'Europeo, quale strada?

 

Il dopo-Barcellona inizierà dunque il 29 settembre.
E’ chiaro che cambierà la guida dell’Italia. Faraone ha già fatto capire che è pronto a farsi da parte da solo, dichiarando: “Personalmente non credo di andare oltre questa esperienza”. Ma non deve essere il capro espiatorio. Tutto lo staff ha toppato all’Europeo, e deve essere messo in condizione di non nuocere oltre ai colori azzurri. Tempi e metodi però viaggiano in coppia con le scelte circa la politica che si dovrà fare guardando alla nazionale, adesso che dovrebbe essere chiaro per tutti che la filosofia del “50 e 50” (metà di scuola italiana e metà no) non ha pagato.
La disfatta in terra di Spagna, con annesse esclusioni da Pechino 2008 e Mondiale 2009, costeranno in termini economici. I nuovi criteri CONI per i contributi alle federazioni costringono la FIBS a sperare nell’assegnazione della prossima World Cup, che tutti potrebbero voler vedere in Europa in vista della votazione del CIO su una eventuale riammissione del baseball alle Olimpiadi dal 2016. Anche perché la “visibilità” rischia di andare sotto lo zero. Perché, da settimi in Europa, potrebbe saltar fuori che le Europea Series muoiano, se l’Olanda - querelle su Carrara a parte - si dovesse chiedere il perché del doverci giocare contro. O magari potrebbe capitare anche che la MLB - per quanto sappiamo benissimo che è in altro modo che si decidono queste cose - optasse per qualcuno con un miglior pedigree per il prossimo World Baseball Classic.
Fraccari e i suoi, il 29 settembre, per l’immediato, avranno davanti due strade. Puntare tutto sugli Stati Uniti. Andare ai Mondiali di Taiwan con veramente la miglior squadra che i regolamenti rendono possibile. Sempre avendo tutti gli appoggi (non come con Olenberger per Barcellona, per intenderci) e i soldi necessari. E sperare in un risultato strepitoso. Oppure andarci con tutti italiani di scuola italiana, in senso oggettivo, e non regolamentare, e puntare sul futuro. Cosa che vorrebbe dire, questa, obblighi per i club del nostro campionato, di schierare - in una, due, tre partite - anche almeno un interbase e un ricevitore italiano, nato e cresciuto nel bel paese.
Insomma o carne o pesce. Bianco o nero. Avendo il coraggio dei fatti e non delle parole. Poi, su queste scelte, andare all’assemblea federale del 2008 a chiedere la conferma.
 

Mino Prati
 

 
 

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