Punti di vista sul baseball in Italia

 

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Marcello Malagoli

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lunedì 03 luglio 2006

Italia, a ricevere chi ci mandiamo?

 

Ci sono i nomi degli azzurri che faranno l’Italia nella tappa olandese delle European Series. Ovviamente comunicati quando erano già tutti a Tirrenia, alla faccia delle “convocazioni”. Ma ormai su questo è inutile insistere. La federazione preferisce giocare al suo personale fantasy-baseball, che faccia. Sono solo notizie in meno: problemi suoi.
Poche le critiche da fare, però, stavolta. A parte il non avere per dichiarato lo scopo di questa nazionale. Cioè se sia un qualcosa in prospettiva Intercontinentali a Taiwan, o fine a lei stessa, come all-star in scala, per la contingenza della manifestazione.
Qualcuno potrebbe chiedere conto delle assenze di Cabalisti, Milano e Costantini, o magari Mura, sul monte. O, di contro, della presenza di Bazzarini. Del fatto che non ci siano Pantaleoni, Gerali o Andrea De Santis, al posto di De Biase o Buccheri. Ma sono dettaglia che possono essere ascritti alle scelte di un manager, che si chiami Faraone o in altro modo. Anche qui non sapendo, perchè non si deve far sapere, chi ha rinunciato, quale che ne sia il motivo.
Quel che salta agli occhi, piuttosto, è un’altra cosa. Faraone, o chi per lui, è costretto non tanto a chiamare 26 persone che mettono assieme la miseria di 13 fuoricampo, ma ad avere ricevitori in cui titolare in azzurro sarà uno che in campionato, nel suo club, il Grosseto, fa la riserva, come Bischeri. Oppure un Malagoli che sta battendo a 196, senza una sola extrabase. Ed è la punta dell’iceberg, faccenda Gasparri a parte, perchè saremmo allo stesso punto anche in altri ruoli (vedi il caso Sgnaolin), se non ci fossero i colpi di chiappa del trovarsi per le mani un Dallospedale in seconda.
Allora perchè non - dal momento che il prossimo anno andrà a regime la normativa sulla tutela dei vivai con gli obblighi in campo, e non in panchina - aggiungere un qualcosa, se veramente si tiene alla nazionale. Se non è solo demagogia. Aggiungere ad esempio all’obbligo di una partita lanciata da un ASI, anche quella di una giocata, almeno in ruoli chiave come quelli di ricevitore e interbase, da un giocatore di scuola italiana. Quella che si vuole, a scelta del manager. Poi, come diciamo a Bologna, “chi l’ha più lungo se lo tira”.

Mino Prati