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Mike Piazza

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martedì 05 settembre 2006

Il professionismo delle ore 19

Quando, a inizio luglio, parlai con  Riccardo Fraccari per scrivere poi l’articolo Verso quale professionismo?”, il presidente sottolineò - e non una volta sola - che in ogni caso prima di parlare di professionismo sarebbe stato meglio aspettare di definire i discorsi con la Major League Baseball. Il fatto che ieri sia stata la FIBS a tornare sull’argomento con un articolo sul suo sito e successivo (mah?...) comunicato-stampa vuole quindi dire che qualcosa è cambiato.

A me il “progetto franchigie” lascia più che mai perplesso. Direi di realizzazione impossibile. Ma il professionismo è un altro discorso. Non è probabilmente la panacea in grado di far sparire dal nostro mondo tutti i mali, ma per questo baseball qualcosa bisogna pur cercar di fare. E Fraccari, in mancanza di una qualunque altra idea o proposta, anche di minima, da altri, per cambiare il trend, bene fa ad andare avanti per la sua strada. Però...

Però attenti che il rimedio non sia peggiore del male. “Bussines plan” e “single entity format” a parte, mi preoccupa la frase “Il varo della stagione professionistica potrebbe essere nel 2009. I campionati 2007 e 2008 saranno naturalmente tappe di avvicinamento al progetto finale e serviranno per raggiungere gli standard minimi richiesti da MLB per gli stadi e l'attività di promozione. Durante le prossime 2 stagioni verranno anche valutate le migliori giornate di gara possibili e la formula più idonea.” Cioè?

Ecco, quel che sento in giro sono quattro partite per settimana come punto d’arrivo, fuori dallo schema andata e ritorno. Ok. Avversari diversi. Sta bene. Ma sento anche frasi tipo “così una squadra, tipo il Nettuno, quando va in trasferta ne fa due a Rimini e due a Bologna”. Se questa è la filosofia però non è che per chi è in casa saranno quattro partite in cinque giorni sullo stesso campo? Che certamente non è il modo per avere più pubblico. Sicuramente un calendario del genere è fuori dalla portata di chi ha gestito fin qui le compilazioni, ricorrendo ai modelli A contro B, C contro D, eccetera, che ricordo vedevo negli anni 80 quando arrivai al baseball. Ma il bello è che le quattro partite in trasferta, mi è stato detto, sarebbero perchè così uno “siprende una settimana di ferie”... Ohibò! Non parlavamo di professionisti?

Secondo punto: gli stadi. A spese di chi dovrebbero essere messi in grado di raggiungere gli standard minimi richiesti dalla MLB? E soprattutto, in parallelo, sento dire, ancora, di orari diversi da quelli di adesso. Portare più gente sulle tribune giocando alle 19? Dove e quando? A Rimini, Grosseto e Nettuno, d’estate? Per favore! Certo in stadi diversi da quelli di oggi. Peccato che anche solo pensare a metà del budget di un club portato dal pubblico, giocando a un orario del genere, vorrebbe dire, come minimo, a bordo campo ristoranti di adeguato livello e, ancor più, non per quattro gatti. Figuriamoci!

Qualcuno magari verrà pure a dirvi che l’anticipo dell’orario di inizio è per agevolare i giornali. Vi assicuro che, a meno che non diventasse possibile dare un orario di fine partita certo - con scostamenti massimo di dieci minuti - la realtà sarà la stessa di oggi. Non almeno fin che il baseball prima non avrà riempito i suoi spalti. E, ribadiamo, non possono esserci “tappe di avvicinamento” ad un eventuale 2009. A meno di non voler rischiare che 2007 e 2008 facciano saltare prima il banco.

Mino Prati