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Riccardo De Santis
© FIBS
- Ratti
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mercoledì 22 marzo 2006
Dopo il WBC, guardiamo avanti
Il World Baseball Classic è finito. E’ storia che i primi
veri campioni i del mondo sono i giapponesi. Con i cubani degni
valletti. Con gli Stati Uniti che hanno toppato. Con un baseball che non
è proprio quello del “libro”, o dell’attesa del battutone, a far vedere
come si vince.
Per quello italiano di baseball, dopo aver vestito i lustrini del mondo
targato MLB, è tempo di tornare coi piedi per terra. Per “l’Italia”,
ovvero la squadra azzurra, in particolare, che adesso davanti ha le
European Series con l’Olanda a luglio e la Coppa Intercontinentale a
Taiwan in novembre, prima di tuffarsi nel 2007 nel clima degli Europei
e/o qualificazioni olimpiche, in chiave Pechino 2008.
Io continuo a sostenere che al WBC non ci si poteva andare altro che con
una squadra così. Con i professionisti USA, e quattro o cinque
italiani-italiani in campo qualche inning. Il discorso cambia quando si
deve ragionare in prospettiva.
E’ pacifico che il percorso, da oggi, punta verso le Olimpiadi. E’
altrettanto ovvio per tutti, oltre che naturale, che le sette partite
con l’Olanda saranno giocate da una nazionale fatta di tutti giocatori
del nostro campionato, guidata da Faraone. Anzi, non vorremmo fosse con
quel che passerà il convento, fra una rinuncia e l’altra. Quel che non
capisco è sentir parlare per la Coppa Intercontinentale di qualcuno dei
nomi che hanno vestito la casacca dell’Italia al WBC. A che scopo?
European Series e trasferta a Taiwan dovrebbero puntare a costruire la
formazione che a Barcellona (o dove sarà, visto che non è ancora chiaro
se saranno gli Europei ad assegnare il biglietto per le Olimpiadi o se
dovrà esserci un torneo a parte), fra più di un anno, dovrà conquistarsi
il posto a Pechino. In quel periodo della stagione non sarà di sicuro
possibile avere le stelle pro italo-americane avute in dotazione per il
Classic. E per quanto qualche rinforzo esterno potrebbe allora fare
comodo, la FIBS deve fare già da adesso di necessità virtù. Perchè un
conto è parlare di Catalanotto, Dellucci, Di Nardo, Gallo, Giarratano,
Grilli, Menechino, Miceli o Piazza, e per un WBC, altra cosa pensare a
qualche “oriundicchio” di bassa lega, e mai nemmeno sentito prima
nominare.
Insomma il World Baseball Classic è stato una bella parentesi, che ora
va però chiusa. La si riaprirà al momento in cui si saprà quando, come e
dove sarà la seconda edizione.
Mino Prati
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