Punti di vista sul baseball in Italia

 

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Davide Dallospedale

© FIBS (Ratti)

 

 

 

lunedì 6 marzo 2006

Al 'Classic' tocca agli azzurri

 

Il raggruppamento asiatico ha dato il primo verdetto, con la sorpresa della Corea prima, davanti ai padroni di casa del Giappone, e adesso è il momento degli altri tre gironi. Compreso quello di Orlando, in cui è inserita l’Italia.
Un’Italia che, dopo gli ultimi “tagli” - di Bischeri, La Fera, Norrito e Salsi - si presenterà al via con quattro “italiani-italiani”: Dallospedale, De Santis, Liverziani e Maestri. Più due ASI provenienti dall’estero (Milano e Ramos), e Buccheri, Incantalupo, Mangieri e Rollandini che possono essere considerati in qualche modo espressione del campionato italiano. Dieci in tutto, non potendosi in alcun modo considerare altro che oriundi e basta anche Ceriani e Olenberger, su 30 del roster finale.
Un po’ poco, almeno per chi, come noi, si è proposto di fare un sito su cui dare punti di vista sul baseball italiano. Soprattutto considerando che nella formazione partente annunciata per l'esordio con l'Australia per nessuno di questi quattro, sei o dieci trova posto.
Non è una polemica. Anzi, a una manifestazione come il World Baseball Classic è logico, giusto, sacrosanto, andarci con la miglior squadra che il regolamento consente, come poi hanno fatto tutti. Però non è baseball “italiano”. Tutto qui. Diverso piuttosto è il discorso sul chi questa squadra la decide, con la nomina silenziosa e “strisciata”, a manager “ad acta”, di Galante al posto di Faraone. Una cosa che può starci benissimo, ma che doveva esser gestita con più coraggio da parte della federazione.

 

m.p.