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Punti di vista sul baseball in Italia |
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Mauro Mazzotti © Renato Ferrini - FIBS
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sabato 15 ottobre 2005 Mazzotti addio
L’assenza di Mauro Mazzotti alla premiazione dell’altroieri nella sede della Provincia di Bologna ha in pratica sancito la fine di un ciclo. Mazzotti e l’Italeri si sono lasciati. Senza clamori. Ma non è questo a stupire, per quanto in un mondo di poca nobiltà e tanto reality show. L’allenatore più vincente di tutta la storia della Fortitudo (mai nessuno aveva vinto due scudetti sotto le Due Torri) se ne va così, in silenzio. Tace soprattutto la tifoseria, che forse non c’è, e che pure nei due anni finiti con uno scudetto ha riempito le tribune del Falchi in occasione dei playoff. Il “Mazzo”, forse, non è uno che cerca amore. Lui lavora, cercando di raggiungere gli obiettivi di chi lo ha ingaggiato. A Bologna chi può dire che non li abbia centrati? Eppure non uno che recrimini su quest’addio. Mazzotti l’antipatico? Non è vero. Abbiamo avuto a che fare con tanti, e la maggior parte molto peggio. La Bologna del baseball forse nel cuore ha avuto solo due tecnici: Luciani e Rinaldi (che ha resistito in sella meno del nostro), perchè erano già sue bandiere. Probabilmente è questo il problema. La provincialissima Bologna ha sempre sentito questo manager come un “immigrato”. Poteva farle vincere anche le World Series che sarebbe stata la stessa cosa. Anche noi l’abbiamo criticato, per alcune scelte tattiche, anche nella finale di quest’anno. Ma qual’è lo skipper a cui non succede? Non dimentichiamo che per i tifosi di Grosseto quest’anno la Prink era la squadra più forte in assoluto, e sfortune a parte, non è entrata nemmeno fra le semifinaliste, e non per colpa del giudice unico. Fatto sta che nessuna delle due parti, società e allenatore, ha cercato il rinnovo. Ed è finita così:entrambi con le loro idee in testa. Noi pensiamo che chi ci ha perso di più sia la Fortitudo, che adesso deve dimostrare di poter vincere anche con un altro manico. Non sarà facile. Mauro Mazzotti infatti è arrivato a Bologna nel 2000. Trovava una squadra che, dopo esser tornata in A1 nel 1998, aveva finito da quinta, con più perse (25) che vinte (23). Era la Fortitudo dei Galindo, dei Gonzales, dei De Leon. In quell’anno arrivano Balzani, Neri e Santana. Sul monte Mura, Schmidt e Incantalupo. Non migliora però la posizione finale di classifica, ma solo la percentuale, che vede, se non altro, la media in regular season superare il 500 (26 vittorie, 22 sconfitte). Il primo “salto di qualità” arriva nel 2001. Con Milano, Wakita, Newman, Finetti, ed il ritorno di Dall’Olio. L’Italeri riassapora il gusto dei playoff, dopo sei anni. Seconda nella prima fase, ma eliminata in semifinale dal Nettuno. Ancora semifinale, e ancora contro Nettuno nel 2002. E nel 2003 il secondo decisivo passo: lo scudetto, che torna a Bologna dopo 19 anni. Con Rigoli, Cretis, Fontana, Solano, Antigua, Heredia (per Maeda), a completare il quadro con Liverziani e Sheldon, che dall’anno prima erano stati messi in rosa, a fianco dei “vecchi”: Corradini, Frignani e Dallospedale nella formazione tipo, più Landuzzi e Matteucci. La finale con Gresseto nel 2004, e di nuovo campioni d’Italia quest’anno. Con Pantaleoni, Bazzarini, Richetti, Ghesini, Matos, Figueroa, Nunez, Almonte e Ramos. Probabilmente mai eredità è stata più scomoda.
Mino Prati
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Le Fortitudo di Mazzotti
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