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David Sheldon
© Renato
Ferrini (Fortitudo Baseball)
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venerdì 18 novembre 2005
Gli ASI, questi sconosciuti
E’ a ASI o non è ASI? Sta diventando questo il
tormentone, nel momento in cui stanno cominciando i primi movimenti di
mercato.
Fra i non addetti ai lavori regna la disinformazione, indubbiamente
figlia di quasi venti anni – l’ultima edizione del Regolamento Organico
è infatti del 1998 – di delibere sparse per polverosi verbali, senza che
sia mai stata trovata loro la logica collocazione all’interno di quella
che dovrebbe essere il codice a cui tutti nella FIBS dovrebbero
attenersi. Si è sempre soprasseduto, non senza qualche problema, e in
più di un’occasione, ma adesso, nelle prossime due settimane tutto
dovrebbe andare a posto. E un finalmente mai è stato appropriato come in
questo caso.
Ma torniamo agli ASI: ovvero gli Atleti di Scuola Italiana. Ovviamente
la stesura definitiva della regola sarà quella che uscirà dal Consiglio
Federale del 26 novembre, ma non dovrebbero esserci sostanziali
mutamenti rispetto a quella esaminata e licenziata nella riunione di
Bolzano due settimane fa. A quella facciamo riferimento per cercare di
fare chiarezza.
In base a quella, saranno considerati di scuola italiana i giocatori che
avranno svolto in Italia almeno il 50% del periodo formativo
rappresentato dall'attività giovanile, che va dai 10 ai 21 anni (per gli
uomini). Due soltanto le eccezioni. Gli atleti italiani di scuola
straniera (gli “oriundi” per intendersi) tesserati entro il 30 giugno
2004, che saranno considerati di scuola italiana se hanno già giocato in
Italia per sei anni (nel baseball) o lo saranno al raggiungimento di
tale limite. E gli atleti stranieri che hanno acquisito lo status “di
scuola italiana”, in base alla delibera del C.F del 31 gennaio 2004
(stranieri tesserati nelle categorie giovanili per almeno quattro anni,
e utilizzabili nei campionati di serie B, C giovanili come italiani
senza limitazione di numero e ruolo), che sono considerati atleti
stranieri di scuola italiana a tutti gli effetti.
Tutti gli altri giocatori stranieri, dal 2006, per poter acquisire lo
status di “atleta di scuola italiana”, dovranno avere svolto in Italia
almeno il 50% del periodo formativo rappresentato dall'attività
giovanile, che va dai 10 ai 21 anni, per gli atleti di sesso maschile.
Questo è quanto si può dire ad oggi. Se poi tutto cambierà, sarà un
altro paio di maniche.
m.p.
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