Punti di vista sul baseball in Italia

 

 
     
 

sabato 22 ottobre 2005

Ci sono anche gli "insvincolabili"

 

Avuto, finalmente, modo di vedere qual è l’idea di “svincolo” che sta per essere approvata, almeno nelle linee generali, possiamo dire che la Federazione sta effettivamente cercando di trovare la giusta via di mezzo. Non una cosa che poteva essere molto più complicata, e nemmeno una normativa che potesse essere considerata tutta da una parte o tutta dall’altra.

La proposta che è arrivata in consiglio di presidenza non può essere tacciata di essere dalla parta delle società, e nemmeno da quella dell’atleta, come si sarebbe potuto pensare, dato che è nata da una commissione composta tutta da ex-giocatori.

Il presidente federale, Fraccari, allora solo candidato alla riconferma, a una riunione a Bologna sull’argomento, più o meno un anno fa, aveva promesso un’ampia consultazione con tutte le parti in gioco prima di approvare le nuove regole. Non lo ha fatto. Ma questo è il meno. L’importante è che quel che verrà fuori non sia un “finto svincolo”, se visto dalla parte degli atleti, o un affossamento dei settori giovanili, se valutato dal punto di vista delle società. E sembra che la cosa arrivi a toccare il giusto equilibrio.

Un lanciatore di A1, dell’età di 27 anni, senza presenze in nazionale, a 16.000 euro; un trentenne non pitcher, nelle stesse condizioni, a 8000; un lanciatore venticinquenne di A2 a 6000: appaiano, di primo acchito, come condizioni, considerato tutto, eque.

A parte un caso. Che non è un caso limite, ma che rappresenta la realtà di tanti, anche se non di tutti.

Parliamo di quei giocatori che, magari per un solo anno fortunato, o sfortunato forse in questo caso, hanno avuto la ventura di guadagnarsi un “livello” che non è il loro. Per oggettiva qualità tecnica, o magari anche solo per scelta di vita. Giocatori che, con le regole che dovrebbero esser suol punto di diventare legge del baseball, una volta ottenuta l’etichetta di “da serie A1” (a A2, o B), sono destinati a portarsela dietro per tutta la loro vita sportiva. Con quel che ne consegue. Ovvero un “parametro” inavvicinabile.

Suggeriremmo perciò, prima che tutto diventi intoccabile, di considerare la possibilità di temperare il sistema. Senza arrivare a permettere che un Dallospedale - facciamo per dire proprio perché non può essere questo il caso – con un anno in C2 possa liberarsi a prezzo praticamente zero. Diciamo stabilendo che, dopo un anno (o più), il livello di riferimento scenda, magari uno scalino alla volta. Ma evitando che un Pinco Pallino qualsiasi, magari all’epoca degli under, per un anno sventurato nella massima serie, nel 2006 non possa giocare nella squadra di C2 che più gli aggrada, a meno di pagare un obolo assurdo a chi ebbe a quel tempo la fortuna di schierarlo in campo quanto bastava.

 

Mino Prati

 

 
 

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